Manlio Santanelli
Nel prossimo mese di marzo il Mercadante presenta un omaggio al teatro di Manlio Santanelli con la produzione di “Uscita di emergenza” affidata alla regia di Alfio Scuderi con Nando Paone e Vincenzo Ferrera, mentre nel Foyer del Teatro verrà ospitata “Dieci favole antiche” con Federica Aiello. Una occasione importante per rendere il giusto riconoscimento ad un autore come Santanelli, l’unico fortunatamente vivente della stagione del Dopo Edaurdo che aprì la strada a questa area, tra i pochi autori italiani plurirappresentato all’estero. Da quel primo testo, Santanelli non si è fermato un attimo a scrivere opere, una più interessante dell’altra, sui vari tic e tabù di improbabili personaggi, sulle nevrosi dell’individuo contemporaneo, suglie eterni e mai guariti scompensi di famiglie sempre più “sgarrupate”. Storie affidate ad una scrittura vertiginosa che hanno trovato vasta attenzione in Europa con attori di prestigio, come a Bucarest dove è stato prodotto “Regina madre” con gli attori Oana Pelea e Marius Manole, con una tournée in numerose città della Romania.

Santanelli non è nuovo ai successi strepitosi all’estero dove la sua drammaturgia trova particolare attenzione. Qualche anno fa, in occasione dei suoi ottanta anni, il Nuovo Teatro della Sanità con Mario Gelardi, dedicò una settimana di incontri ed eventi al grande drammaturgo e sarebbe auspicabile si dedicasse a Santanelli una personale con letture, messe in scena, produzioni, non solo dei suoi testi più noti ma anche di quelli più sconosciuti o più recenti. In occasione della nomina del nuovo assessore Ninni Cutaia abbiamo chiesto al’autore un suo parere sulla situazione del teatro a Napoli, a cominciare da un commento sui passati dieci anni a gestione deluchiana: “Non so dirti molto – ha dichiarato l’autore- non seguo tanto le cose politiche della nostra regione, ho sentito di guasti familistici, di un Napoli Teatro festival che è diventato Campania Teatro Festival, diciamo che c’è stata una visione della cultura espressa attraverso suoi protetti”. “Riferendomi a me stesso – continua- ricordo quante discussioni e dibattiti negli anni passati, almeno fino al 2010, venivano dedicati alla drammaturgia contemporanea, ora sembra tutto spento, tutta routine…”. Eppure, gli chiediamo, siamo nella città di Scarpetta, Petito Bracco, Viviani, di Eduardo, una città patria della drammaturgia: “Certo manca a Napoli una Casa degli autori come ci sono nelle città europee dove sono però soprattutto gli Istituti di Cultura a dedicare la maggiore attenzione alla drammaturgia italiana, anche se a me capita di essere ospitato in importanti teatri nazionali”: Come a Bucarest: “Si in Romania sono stato due anni in scena con “Regina madre” e ora mi hanno chiamato dalla Russia sempre per “Regina madre”. ” Regina madre” all’estero e “Uscita di emergenza” a Napoli: “Si, siamo sempre fermi ai primi titoli…diciamo che si preferisce andare sul noto e sul sicuro…”.

Se potessi tu organizzare una tua personale sul tuo lavoro come la organizzeresti? “Mi piacerebbe molto, dice Santanelli, un programma progressivo sul mio teatro dove ci si fermasse a considerare l’evoluzione dell’autore; su come e se la scrittura si è raffinata nel tempo o se si è fermata. Mi piacerebbe che si andasse, con nuovi interpreti e registi, da “Regina madre” a “L’aberrazione delle stelle fisse”, a “Disturbi di memoria”, a “Calcedonio”, al “Baciamano”, a “La serva del Principe”, che tra gli ulmtimi miei lavori dedicato a Machiaavelli non è ancora andato in scena, fino alle ultime novità”. In Europa, oltre ai centri di drammaturgia, nei teatri nazionali c’è spesso la figura del dramaturg, a te piacerebbe lavorare in questo ruolo?: “E perché no, è una figura interessante che potrebbe svolgere una funzione da cane da tartufo, scoprire nuovi talenti italiani e stranieri e le novità; non solo quelle opere già consolidate e segnate dal successo”. Cosa vuoi chiedere al nuovo Assessore Cutaia? “Conoscendolo e stimandolo confido che abbia più curiosità e più attenzione di chi lo ha preceduto. Voglio uniformarmi a Gramsci e pensare all’ottimismo dell’intelligenza”.