Credere o non credere, questo il problema. Ce lo ritroviamo, il rovello, intatto nel teatro di Pirandello, dove la verità è “colei che la si crede” e la realtà è cosi se vi pare. Ce lo ritroviamo nel teatro di Molière o di Goldoni, dove l’imganno è il tema centrale, strumento per svelare l’ipocrisia del mondo ma anche tessitura drammaturgica dell’ambiguità. Arriva questa sera al Teatro Verdi di Salerno con repliche fino al 22 marzo, “La grande magia” di Eduardo De Filippo con la regia di Gabriele Russo, con Natalino Balasso e Michele di Mauro, opera che sull’equivoco e sulla finzione pone tutto l’impianto narrativo, la storia di un mago imbroglione e di un marito credulone la cui moglie finì chiusa in una scatola dove non c’è trucco, non c’è inganno. E invece l’inganno è tutto lì, rinchiuso in una scatola magica che può far scaturire un coniglio di meraviglie o, come il vaso di Pandora, tutti i mali del mondo. Su questa trama che si presta ad infinite interpretazioni, Gabriele Russo, giovane e valente regiosta, conduttore del Teatro Bellini di Napoli, officina creativa di impronta europea, ci presenta “La grande magia”, testo del maestro datato al ’48, non proprio accolto bene ai suoi esordi. Per l’occasione pubblichiamo l’intervista al regista fatta al debutto al Teatro Biondo di Palermo. Una regia innovativa che pesca un’opera difficile di Eduardo e la dirige come un varietà televisivo del nostro presente con una bella compagnia di attori. Ancora una volta la tradizione napoletana diventa terreno di sperimentazione sui linguaggi con escursioni creative nella drammaturgia di Eduardo, dopo l’esperienza in testi più coevi del “Dopo Eduardo” come è stato con “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello.

Calogero Di Spelta e Otto Marvuglia, il borghese ingannato e il mago che confeziona illusioni, si scontrano nella messa in scena in cui ritorna un intrecccio d’elezione del teatro di tutti i tempi, la realtà, l’inganno, la finzione, lo svelamento. Da “Sik Sik l’artefice magico” a “Questi fantasmi” , anche qui mogli che tradiscono e si nascondono nelle casse e nei trucchi e mariti perduti e innamorati di innocenza. Maria disprezza l’ingenuità di Lojacono che ritiene un vile opportunista che accetta per convenienza il tradimento; Marta scappa con l’amante senza guardarsi indietro. Ma Otto Marvuglia, l’artefice magico che confeziona meraviglie e garbugli, imbroglia il povero Calogero e gli fa credere che la moglie si trova imprigionata in una scatola; sta a lui decidere se aprirla o meno, credere o meno in quella finzione. Russo lavora sul testo cercando di coglierne i lati “sinistri” e nascosti, le valenze filosofiche, l’aspetto notturno e diabolico. Fa una operazione attoriale, scegliendo attori non napoletani e riportando Eduardo in una collocazione nazionale e cosmopolita, e di regia, cercando di trovare le relazioni con il presente a cominciare dal tema della manipolazione. Uno spettacolo di grande successo che ha girato nei più importanti teatri italiani, un appuntamento di rilievo del cartellone salernitano.
La grande magia di Eduardo De Filippo con Natalino Balasso, Michele Di Mauro e con Veronica D’Elia, Gennaro Di Biase, Christian di Domenico, Maria Laila Fernandez, Alessio Piazza, Sabrina Scuccimarra, Manuel Severino, Alice Spisa, Anna Rita Vitolo. Scene Roberto Crea, Luci Pasquale Mari, Costumi di Giuseppe Avallone, Musiche di Antonio della Ragione. Produzione Fondazione Teatro di Napoli- Teatro Bellini, Teatro Biondo di Palermo, Emilia Romagna Teatro ERT Teatro Nazionale
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