Dai tempi delle tragedie di Sofocle in poi la famiglia ha sempre rappresentato il tema più importante e più rappresentato a teatro, come la gestione dei difficili rapporti fra marito e moglie, di grande attualità anche oggi, spesso con conseguenze molto tragiche. Nella commedia eduardiana “Sabato, domenica e lunedì” scritta nel ’59, compaiono elementi nuovi, tipici della cultura partenopea, come la presenza di un ragù amoroso, preparato con tanta pazienza ed un’importante filosofia di vita come il rapporto tra i sessi e le disfunzioni della famiglia. La tematica familiare è affrontata dal drammaturgo partenopeo anche in molte altre sue pièce, come “Questi fantasmi”, “Natale in casa Cupiello”, “Filumena Marturano”, tra le più note.

Come racconta Peppino in “Una famiglia difficile”, l’esperienza complessa riportata sulle tavole del palcoscenico era ben conosciuta dal suo autore. Ad essa viene aggiunta e mescolata insieme, l’acuta intelligenza artistica e tanta ironia. “Sabato, domenica e lunedì”, in questa stagione sulle scene con la regia di Luca De Fusco e interpretata da Francesca Saponaro e Claudio di Palma, fa parte della raccolta dei testi teatrali, chiamata “Cantata dei giorni dispari” del 1959. Il cibo, protagonista indiscusso, rappresenta l’affetto e la sua preparazione la cura della vera femmina meridionale nei confronti del proprio uomo. L’Inferno dell’interno casalingo, degno di Dante, si scatena quando vengono rivolti apprezzamenti da parte del marito nei confronti dell’arte cuciniera di un’altra donna.

E così, da un apparente pretesto banale, nasce una dinamica psicoanalitica, degna della società borghese. Il sabato è il momento dell’inquietudine e del tradimento, la domenica è il punto massimo della tensione – che esplode sulla presunta tresca con il vicino di casa- e il lunedì è il giorno della riconciliazione; la quale avviene grazie al personaggio risolutore della figlia più piccola che riesce pirandellianamente, tramite i propri racconti esplicativi, a ricucire faticosamente i legami dei propri genitori come coppia e quello del padre con i figli. Il complesso edipico è così fortunatamente risolto e il dissidio è sciolto in un saluto riparatore finale. La riuscita di un buon ragù risiede, oltre che nella scelta delle materie prime da utilizzare, soprattutto nella paziente ed amorevole sua preparazione, i famosi giorni di attesa, a cui allude il titolo. Il Paradiso corrisponde dunque all’equilibrio della famiglia, anche di quella allargata, che nel corso del tempo può scricchiolare.

Rosa e Peppino Priore riusciranno a parlare profondamente di loro stessi, l’uno all’altro, senza pudori, soltanto alla fine del terzo atto, nonostante i tanti anni di matrimonio e ad aprirsi ed a condividere i loro reali problemi, unendosi profondamente e molto più di prima nella ricerca di una soluzione comune: “Noi, io e te, siamo stati tanti anni insieme, abbiamo fatto tre figli, e non siamo riusciti a raggiungere quell’intimità, che ti fa dire pane al pane, vino al vino”. Ad un’armonia, apparentemente consolidata, che sembra si stia per spezzare, se ne sostituisce una nuova, reale, più solida e forte della precedente. Eduardo De Filippo rivoluzionò il teatro napoletano distaccandosi dalle maschere tradizionali di Pulcinella e Sciosciammocca, per abbracciare un realismo profondo, attento all’analisi psicologica e sociale dei personaggi. Il successo internazionale del teatro partenopeo post-eduardiano (da Ruccello a Servillo) ne conferma la portata storica. Considerato il più grande drammaturgo italiano del secondo Novecento, Eduardo è ancora oggi contemporaneo. Il suo è un teatro scritto per gli attori, che narra storie intime e quotidiane, intrise di una comicità cechoviana, che scaturisce da fatti minuziosi e da profonde introspezioni. Commedia fortunata “Sabato domenica e lunedì” su cui in tanti si sono cimentati in teatro e in edizioni al cinema e in televisione di nel tempo si possono ricordare Eduardo stesso, che l’ha diretta ed interpretata originariamente, registrata dalla Rai per il ciclo Il Teatro di Eduardo; mentre Lina Wertmüller nel ’90 la porta al cinema con Sophia Loren e Luca De Filippo, realizzando uno degli adattamenti più famosi; quindi Toni Servillo ne fa una edizione memorabile e fortunata nel 2002 con Anna Bonaiuto e Francesco Silvestri, con una trasposizione televisiva del 2005 con la regia di Paolo Sorrentino. Nel 2012 c’è la versione tv di Massimo Ranieri con Monica Guerritore e sempre per la Rai, nel 2021, la dirige Edoardo De Angelis con Sergio Castellitto e Fabrizia Sacchi. Quest’ultima edizione per la scena con la regia di Luca Fusco, prodotta dal Teatro nazionale di Roma con Teresa Saponangelo, nel ruolo di Rosa, la forte donna di casa, e Claudio di Palma, il fragile e geloso Peppino, oltre ad altri notevoli interpreti. Gli attori donano una forte carica personale ai loro personaggi; il non detto è finalmente raccontato ed alleggerito: “La domenica, la domenica a me mette un’allegria addosso che non vi posso dire. Comincio il lunedì a pensare alla gioia che mi deve dare la domenica che viene”. Un abbraccio in famiglia cura le domeniche no e fa svegliare il lunedì mattina con il sorriso quando tutto si scioglie e, finalmente arriva la pace.
“Sabato domenica e lunedì”, commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, regia di Luca De Fusco. Con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli.Produzione Teatro di Roma, Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Biondo di Palermo. In marzo al Teatro Biondo di Palermo.