Vassallo, un delitto troppo presto archiviato

Ho partecipato ad Acciaroli alla manifestazione contro l’archiviazione delle indagini sull’omicidio di Vassallo, promossa dai fratelli e dalla famiglia. Nel Cilento si sa cos’è la condivisione del lutto, del dolore, e del lamento, la cui passione è la resurrezione, annotava Canetti. Alla manifestazione non c’era il mito. C’era un bisogno civile: ad un corpo ucciso si deve verità. Da queste parti, però, molti dubitano che essa sia stata davvero cercata, e non sono stati tanti a stupirsi che non sia stata trovata. Spesso s’è detto, accusando, mentre si portava in giro per l’Italia la figura del sindaco pescatore, la fiction, ecc., che nel Cilento c’è distanza e silenzio. E’ anche così, credo, e in ogni modo c’è disincanto. Costituisce lo sfondo, però. In primo piano ci sono anni di mito, diventato esso stesso verità, da un lato, e, dall’altro, polemiche forti e indagini vane. In questi giorni è tornata anche una parola grossa, omertà, che non aiuta a capire e che può, anzi, mascherare le cose. Sappiamo solo che Vassallo è stato ucciso, dicono gli inquirenti, e che la gente non parla, ma Pollica non è un paesino siciliano dei primi anni 50. Il problema è che agli occhi di tanti lo Stato è poco credibile in questa vicenda. Fin da subito. Poco credibile, in una terra che, storicamente, con lo Stato ha un rapporto labile, e mentre da tempo vi si formano interessi più forti del debole tessuto istituzionale e democratico dei nostri paesi. Il caso Vassallo è diventato indicativo di questo passaggio. In sette anni e mezzo non abbiamo mai conosciuto un’ipotesi investigativa vera e propria. Non è mai emerso neanche il quadro che derivava dalle indagini; a parte, e in modo troppo generico, il traffico di droga che, come Roberti stesso disse all’inizio, scorreva a fiumi da anni, ed a tutti era noto. Sappiamo di un indagato sulla base di indizi (la lite ecc.) smentiti dal figlio stesso del sindaco ucciso. Di altri due, aggiunti poi, non si conoscono neanche i nomi. Niente di più. E’ sempre senza risposta la domanda che qualcuno pose all’inizio e adesso riproposta: come è stato possibile che carabinieri e magistrato di turno non abbiano protetto la scena del delitto, cosa che avrebbe fatto chiunque. Mai data neanche una spiegazione plausibile del fatto che un ufficiale dei carabinieri, assiduo del locale della figlia del sindaco ucciso, abbia staccato la telecamera di sorveglianza e se la sia tenuta per settimane. Per quel che mi riguarda, poi, mi ha sempre colpito l’inconsueta fretta di liberarsi dell’indagine che, di fatto, ha avuto la procura territorialmente competente. Il riserbo della Magistratura, tuttavia, è stato sempre rispettato, tutti le hanno manifestato la massima fiducia e non ha mai subito pressioni dell’opinione pubblica, se non ora, ad indagini archiviate (era noto da tempo, peraltro, che a febbraio scadesse l’ultima proroga possibile). In modo nudo e crudo è posto ciò che coinvolge tutti e che si deve, appunto, ad un corpo ucciso: la verità. Non è solo una domanda civile. E’ anche una questione politica che nel Cilento, oggi più che mai, riguarda la credibilità dello Stato. La richiesta di non archiviare rivolta alla Procura, al Ministro della Giustizia, al Presidente della Repubblica suppone ciò che non è: che le autorità giudiziarie e istituzionali abbiano discrezioni e poteri su procedure regolate da leggi. I magistrati, naturalmente, continueranno ad esplorare i materiali che hanno fra le mani, il reato d’omicidio comunque non va in prescrizione, e però saranno necessari fatti nuovi per riaprire formalmente le indagini. E’ evidente, quindi, che solo l’iniziativa, il dibattito pubblico e l’attenzione della stampa potranno tenere aperto il problema; a patto che se ne discuta qui seriamente, però. Alla manifestazione è stato anche detto che troppe cose non tornano, e che bisogna ricostruire l’accaduto tenendo conto di ciò che fino ad ora è sfuggito o non raccontato. Lo pensano anche tutte le persone che conosco, del mio e di altri paesi intorno. E’ possibile su questo una riflessione vera ed un confronto aperto?  Sulla stessa questione delle strade fantasma. I magistrati hanno escluso che essa abbia una qualche relazione con l’omicidio. Chi pensa che ne possa avere, ha il dovere di dirlo chiaramente, però. Temo che, come tutte le volte che si sono accesi i riflettori, non ci sarà una discussione effettiva, che chi avrebbe la forza per promuoverla non avrà interesse a farlo, e chi l’interesse lo avrebbe, non ha la forza. L’unica idea che mi viene è bizzarra. Alla manifestazione c’erano tre personalità pubbliche che conoscono la zona ed erano amici di Vassallo: Bassolino, Valiante e Andria. Non sarebbe un bel contributo alla democrazia nel Cilento se la sollecitassero loro?  Per incoraggiare, da qui, la ricerca della verità. E’ una cosa astratta, lo so; ma meno di ogni altra proposta. Credo. In ogni modo sarebbe già nuovo cominciare a parlarne.

La sera del 5 settembre 2010 Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, è stato ucciso mentre rientrava in auto alla sua abitazione, con 9 colpi di una pistola calibro 9. Le indagini hanno seguito varie piste, dagli appalti nel territorio al traffico di droga, senza raggiungere risultati certi e, in mancanza di elementi nuovi, si profila  a breve l’archiviazione. In una recente lettera pubblicata su Facebook, il figlio ha lanciato accuse all’allora assessore ai lavori pubblici Franco  Alfieri, cui il padre aveva inviato lettere in merito agli appalti delle strade e attualmente candidato del Pd; ha inoltre chiesto che i Circoli del Pd dedicati al padre tolgano il nome del sindaco assassinato. E’ stata anche lanciata una petizione per non chiudere le indagini che ha raccolto più di 33mila adesioni. 

https://www.change.org/p/no-all-archiviazione-dell-omicidio-vassallo

 

 

 

Mario Tarallo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *