Tonia Willburger nuovo assessore alla cultura: la difesa dei luoghi è la vera sfida

La cultura a Salerno non si distingue da tutte le altre competenze che riguardano la nostra pubblica amministrazione. Come altri settori essa è condizionata da un unico mega criterio, la convenienza, sia essa di natura politica, elettorale o meramente economica. A volte può sfuggire qualcosa di buono, ma è solo un caso, al di fuori di ogni programma organizzato. In genere, un assessorato alla cultura si presenta alla città con un suo programma almeno di intenti, nel quale espone le sue politiche e le regole che intende adottare. Questo valeva per Ermanno Guerra che è stato assessore qualche anno fa al Comune come vale oggi per Tonia Willburger. La quale, a prescindere dalle motivazioni tutte interne agli equilibri della giunta che poco ci interessano, ha alcuni elementi di positività. Intanto l’ascendenza illustre dell’indimenticato padre Peter che è stato un’eccellenza artistica del nostro territorio; quindi una esperienza e capacità organizzative in campo musicale con l’iniziativa dei Concerti di Villa Guariglia che poi sono stati trasferiti a Salerno. Elementi di positività che potrebbero preludere ad una svolta nelle politiche culturali ma sappiamo che il suo compito non è per nulla facile. Si tratta infatti di smantellare vecchie abitudini acquisite da anni, monopoli gestionali chiusi come fortezze, pratiche  più votate al dilettantismo che non alla organizzazione professionale. Nella nostra città ogni iniziativa, anche quelle poche che hanno una loro dignità culturale, deve sottomettersi alla propaganda e concorrere alla costruzione di un potere personale,  una sorta di Fantoccio lusitano che come nel testo di Weiss è decorato da varie medaglie: le cosiddette riqualificazioni, a volte sciagurate; il contrabbando di una piccola provincia in una sbandierata città europea; un corredo di roboanti azioni che servono solo ad oliare la sferragliante macchina promozionale. Ne è nata così una cultura, la vera cultura di Salerno, che ha permeato l’intero arco di una generazione dove ogni azione, ogni decisione è finalizzata a questo progetto. Così il Verdi deve diventare un piccolo San Carlo  affidato alle cure dello stesso direttore da un decennio a costi sproporzionati alle entrate e al bilancio della cultura; lo stesso vale per la prosa, sia pure con minore spesa,  oggi arricchita anche della Sala ex Diana/Pasolini. Gli spazi sono affidati per amicizia o contiguità politica a costi irrisori, tra cui interi palazzi monumentali come Santa Sofia, utilizzati invece a scopo di lucro; le piccole associazioni vengono beneficiate di elemosine dopo lunghe gavette.  In queste politiche dove la cultura non è il fine ma il mezzo per foraggiare clientele e consenso – quando per non far girare finanziamenti nelle casse comunali – mettere mano ad un serio progetto culturale è una missione impossibile, perché significa alterare equilibri consolidati e rompere con questo sistema. Intanto rendendo trasparente la spesa per la cultura,  in che modo l’assessorato intenda disporne e secondo quali regole. Quindi delineando un nuovo assetto museale della città che mentre grida a metropoli europee, resta priva di un Museo Civico, di una esposizione articolata della sua storia medievale, di uno spazio per l’arte contemporanea, il tutto con bandi per seri curatori; che riutilizzi i suoi siti ex industriali  in funzione culturale a cominciare dalla Palazzina liberty delle Manifatture Cotoniere Meridionali per finire alla tormentata vicenda della ex Salid. In questi giorni abbiamo appreso di un nuovo progetto speculativo alle ex Marzotto su cui il consigliere Lambiase sta conducendo una sacrosanta battaglia che ci auguriamo non resti isolata perchè se quel progetto andrà avanti sarà un ‘altra enorme occasione mancata per Salerno; ancora in questi giorni si è tenuta un’altra manifestazione del Comitato Salviamo Piazza Alario per difendere quell’antico e nobile sito da progetti che ne deturperebbero la sua storia e la sua funzione. Ecco, ci piacerebbe che una amministrazione non spingessse i cittadini a difendersi ogni volta, ma che fosse invece il primo garante di una storia dei luoghi, della loro identità, della loro funzione più autentica: forse è solo questo il compito principale di un assessore alla Cultura. E se Tonia Willburger saprà impegnarsi su questo, allora la sua nomina avrà un senso.

Luciana Libero

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