Otto Marzo. La lotta continua

Per l’ 8 marzo le donne scioperano in 70 paesi. In Italia lo sciopero è organizzato da Non Una di Meno e richiama l’attenzione sulle discriminazioni sessuali e sulla violenza, e per rilanciare il “Wetoogether”, il movimento nato dopo le tante denunce di molestie sessuali. Lo sciopero vuole anche rilanciare il Piano sulla violenza di genere,  approccio sistematico alla questione del femminicidio, con dieci punti programmatici  per azioni incisive su quella che viene definita una  “violenza strutturale, che nasce dalla disparità di potere, non è amore, è trasversale e avviene principalmente in famiglia e nelle relazioni di prossimità”. Lo sciopero prevede l’astensione dal lavoro e da tutte quelle azioni di cura anche private che sono a carico delle donne. Allo sciopero hanno aderito sindacati di base e sono state aperte pagine sui social per la giornata chiamata ormai “Lotto marzo”, ad indicare una battaglia che non è ancora finita. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia. E ogni due giorni e mezzo in Italia muore una donna per mano del partner mentre nel mondo sono milioni le donne che subiscono violenze comprese le mutilazioni genitali. In occasione di questa giornata abbiamo raccolto alcune testimonianze sulla memoria e sul presente, di donne di diversa generazione. Qui la testimonianza di Annarita Calabrò, docente all’Università di Pavia, dove insegna sociologia dell’emigrazione e politiche dell’immigrazione. Direttore del Master universitario  Immigrazione, genere, modelli familiari e strategie di integrazione, direttore del “Centro interdipartimentale di Studi di Genere” dell’ateneo. Annarità Calabrò negli anni ’70 era a Salerno dove fondò insieme ad altre docenti e studentesse uno dei primi collettivi femministi. Parlano inoltre due giovani attiviste di sinistra, Luciana Mandarino, dirigente di Sinistra Italiana e Assunta Striano, studentessa, coordinatrice di Leu nell’Agro.

“Con il nostro master, ci racconta da Milano Annarita Calabrò,  abbiamo un occhio speciale alle donne immigrate. Quando è nato il Master non ci si poneva alcun problema di genere come se la questione non fosse rilevante, trascurando che le donne anche in questo caso giocano un ruolo rilevante, sia dal punto di vista del lavoro, considerato che la maggior parte di loro svolge ruoli di cura nelle famiglie; sia nell’educazione dei loro figli sui quali incidono nella scelta stessa di lasciare il proprio paese. Nel già difficile contesto degli immigrati, le donne sono  le più vulnerabili e hanno una triplice emarginazione, come donne, come straniere, come immigrate. Noi formiamo operatori che siano in grado di lavorare con le organizzazioni umanitarie per una sempre maggiore integrazione; ci occupiamo di una altra grave situazione come la tratta visto che gran parte delle ragazze che arrivano in Italia,  soprattutto dalla Nigeria e dai paesi dell’est, vengono usate dalle organizzazioni criminali a scopo sessuale. In Italia la rete di emersione del fenomeno è abbastanza forte mentre più bassa è la rete del soccorso”. “L’altra questione, continua Calabrò,  che non può essere ignorata è quella acuta del femminicidio dove l’unico intervento è quello dell’educazione. Una caratteristica inquietante del fenomeno è che esso è trasversale, attraversa varie classi sociali ed è sempre più un problema connotato dalla incapacità di fronteggiare l’abbandono. Il grande cambiamento che c’è stato nella condizione della donna, l’autonomia, anche economica, la minore paura dell’indipendenza ha fatto emergere una acuta difficoltà negli uomini ma quello che serve è una legislazione specifica che cambi radicalmente il costume, bisogna lanciare un forte messaggio sociale che dia a questo reato una assoluta centralità negativa e lo trasformi in un reato gravissimo, segnato dalla disapprovazione della comunità”.  “Quanto all’8 marzo,  che ha il segno della lotta contro la violenza, la verità è che non è mai stata considerata una festa, stiamo parlando di simboli, di rituali che possono anche starci, perché no, ma bisognerebbe capire le giovani generazioni cosa conoscono di quella storia, che cosa pensano di questa festa che nasce da una strage”.  “Quando io ero a Salerno, prosegue, nel 1972, in una nascente facoltà di Sociologia, il nostro fu uno dei primi collettivi del sud, nacque su suggerimento di Simonetta Piccone Stella mentre l’altra sociologa del gruppo, Bianca Beccalli si occupava prevalentemente di politica  con i Quaderni Rossi. Noi allora facevamo delle riunioni con i giovani socialisti che si dichiaravano vicini alla lotta femminista, ma soprattutto cercavamo di intervenire con una militanza attiva in certi territori come l’agro nocerino sarnese. Qui, con un medico amico, il marito di Pina Boggi Cavallo che pazientemente ci accompagnava, portavamo i primi anticoncezionali e trovavamo condizioni mostruose, dove le donne abortivano ancora con il ferro da calza! Ecco,  forse per l’8 marzo bisognerebbe ricordare alle giovani generazioni qual era la condizione della donna prima del femminismo”. Sentiamo per questo Assunta Striano, lasse ’93, studentessa di giurisprudenza alla Federico II : “ Per me oggi ha ancora senso celebrare l’8 marzo perché credo che sui diritti delle donne siamo ancora indietro. Molte donne sono state come assuefatte in questi anni nonostante l’emancipazione dei tempi. C’è stato come un fermarsi, un rassegnarsi allo stato delle cose, anche se nel frattempo le donne sono diventate più colte, hanno ottenuto lavori, fatto carriera, ma è come se dentro, nel profondo, date anche le immagini e gli esempi che la società ci dà, non fossimo poi andate così avanti. E invece è importante rivendicare una parità salariale, un diritto ad essere madri ma anche lavoratrici. Soprattutto in noi del sud sento questa rassegnazione anche nella mia generazione, ci sono ragazze che non aspettano altro che un uomo le sposi per “sistemarsi” e quindi ritengo che sì, c’è ancora molto da fare, nonostante la parità dei sessi che a volte è solo formale e non sostanziale. Io ho 26 anni , so che è stata scelta questa data perché in questo giorno morirono delle donne in una fabbrica di New York nel 1908. “Sono passati 110 anni, ci dice Luciana Mandarino, ma se mi chiedi se bisogna ancora celebrare l’8 marzo, la mia risposta è sì, se si pensa alla morte delle tante donne, nel mondo del lavoro, o per la violenza di cui sono vittime. Sì, ancora l’8 marzo, contro ogni forma di violenza e discriminazione che si esercita su di noi”.

Eventi dell’8 marzo:
Salerno, “Questo non è amore”: la Questura insieme alle donne, una giornata di sensibilizzazione sui temi della violenza di genere, in collaborazione con l’Associazione Street Kali. L’evento, in programma alle ore 10 nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città, rientra nella campagna di sensibilizzazione promossa dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza.
Baronissi, IKEA. Dalle ore 17 alle 19, presso il ristorante dello store, sarà organizzato un incontro con associazioni ed enti del territorio sul tema della violenza contro le donne.
Napoli, Museo Diocesano: Visita alla mostra “La Madonna delle ciliegie” a cura di Ileana Creazzo e Annalisa Porzio , il dipinto del pittore senese Francesco Vanni  viene presentato  dopo un lungo lavoro di restauro.
Napoli, Museo di San Martino, esposizione di Madonna con bambino di Rubens.  Il dipinto “La Madonna con bambino in una ghirlanda di fiori” realizzato da Peter Paul Rubens e Jan Brueghel il Vecchio sarà esposto fino al 30 aprile 2018.
DONNE ALL’ALTEZZA.
Una giornata in rosa all’insegna dell’avventura nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, con escursione sulla vetta più alta della Campania e pranzo al rifugio Cervati.

 

 

Lotto e canto, allo spazio Marea, serata con Les Amies,  duo cameristico formato da Lucia Giuliano e Francesca De Filippis, che esegue composizioni operistiche messe in scena nei grandi teatri delle più importanti città europee quali Vienna, Parigi, Napoli; con Rossella Sicignano, chitarrista e cantante folk che proporrà brani acustici delle voci femminili del rock, del folk e del pop inglese e americano degli anni ’70 e ’90. Infine Volti di donna dell’associazione Operando Liricamente, a cura di Laura Paolillo (voce e tamburi), Emma Vicinanza (voce e chitarra) e Monica Paolillo (letture e recitazione). Un racconto che parla di donne articolato tra canti e brani.

Redazione

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