Le lacrime da caimano di Vincenzo De Luca

Uno dei tratti più compulsivi della propaganda di Vincenzo De Luca, è l’abitudine di spararle grosse, con la pressochè certezza di farla franca. Se infatti i salernitani si sono bevuti per decenni la città europea come Nizza, Barcellona o Salisburgo, a seconda del tipo di inaugurazione, perchè non dovrebbero bersi anche che la Piazza della Libertà più grande di Italia, una cosa che si fa ogni cinquecento anni? Un po’ come la scoperta dell’America che avvenne appunto nel 1492. Quasi nessuno infatti, nè illustri intellettuali, nè navigati politologi, nè narratori indefessi delle gesta eroiche – si prenderà la briga di smentire le  boiate pazzesche che piovono ad ogni comizio. Più grande d’Europa ma sul mare, per essere precisi anche se di questo non saremmo tanto sicuri vista la concorrenza della bellissima piazza Bovio di Piombino. Ma i metri quadri non contano, ancora una volta Salerno è ai primi posti grazie a Vincenzo De Luca, anche se di piazze belle nel mondo ne esistono a bizzeffe, basta andare su wikipedia per sapere che la spianata di cemento denominata  Piazza della Libertà è inferiore alla Piazza di Carlo III di Borbone a Caserta o piazza Garibaldi a Napoli, per rimanere in Campania, e a tantissime altre stupende piazze italiane, da Prato della Valle a Padova, a Piazza Castello a Milano; per non dire di Piazza d’Azeglio a Firenze grande 30mila metri quadri; finanche a Cuneo, città resa famosa dal “militare” Totò,  c’è una piazza di 24 mila metri quadri che è di poco più piccola della piazza di Bofill; e ancora piazza San Giovanni in Laterano a Roma e la Piazza del Municipio che, ahi ahi ahi, ci fa sempre sfigurare con Napoli, e tanto lontano dal mare non sta.  Ma al di là di chi ce l’ha più grossa, quello che conta non è la verità delle cose ma la verità del potere e quello di De Luca è un potere reale e tangibile visto che anche i big del Pd ritengono di dover scendere a Salerno per sostenere un sindaco uscente in difficoltà, in una città in cui il loro partito è stato preso a pesci in faccia da quel dì. Se poi la retorica che ha ormai superato il ventennio, viene condita dalle lacrime, allora bisogna fare uno sforzo di riflessione. Le lacrime di De Luca sono un ulteriore espediente retorico, solito specchietto per le allodole dei media che ci cascano a peso morto, ma soprattutto un richiamo al popolo rimasto escluso dalla piazza per San Matteo ( e certo distante dal condominio di lusso che vi si affaccia) perchè il trionfo è esagerato e va mitigato dal pianto. Il quale prova che  quel leader è umano come noi, e come noi  cede alle umane debolezze. Quindi l'”a parte” goldoniano, quando l’attore si rivolge direttamente al pubblico: niente paura, sono la carogna di sempre. Così il vittimismo mostra il potente colpito dalle sventure, che con tutti gli sforzi stentiamo a intravedere. L’ascesa di De Luca dura da più diquindici anni, oltre agli incarichi di sindaco è stato deputato al Parlamento e sottosegretario, quindi dal 2015 presidente della Regione,  ruolo che gli consente di gestire posti, nomine, fondi milionari; ai figli non sono mancati sostegno e riconoscimenti; uno è diventato deputato e capogruppo alla Camera; l’altro è stato assessore al bilancio del Comune di Salerno, un po’ in sordina dopo l’episodio di Fanpage ma  da tempo si mormora che lo attenda prima o poi un ruolo di prestigio.  Certamente non subirà la sorte dei tanti salernitani suoi coetanei che vanno a cercare lavoro altrove o costretti a lavori precari e malpagati. Quindi di che si lamenta il presidente della Regione se arriva anche il segretario di Stato del Vaticano? Forse teme l’invidia degli dei o, come in tutti gli spettacoli tragici -qual è quello ormai di De Luca – mescola pietà e hibris, la maschera del dolore e quella del trionfo.  Perchè in fondo un primato c’è e bisogna riconoscerlo: la piazza salernitana è forse l’unica piazza italiana che serve un condominio di lusso privato. Tutte le altre piazze del mondo sono a corredo di importanti monumenti, di cattedrali o grandi chiese, palazzi del governo o musei d’arte; sono state messe lì per esaltare monarchi e principi e lo splendore di periodi e dei grandi eventi della storia, di cui restano testimonianze oggi a servizio e ad uso del popolo (come mercati, luoghi di preghiera, cultura). Esse sono il luogo dove si esprime la vita civile ed economica dei cittadini o tengono viva la memoria del passato. De Chirico infatti le aveva esaltate come spazio assoluto e metafisico su cui scriveva:  “avevo ancora in mente la capitale piemontese; la città monarchica con le sue piazze abitate da scienziati e re, da politici e da guerrieri, fermi in pose stanche e solenni sui loro piedistalli di pietra, avevo ancora in mente tutto lo strano lirismo della sua fatale costruzione geometrica”.  Come le prospettive disegnate nel Rinascimento daLeon Battista Alberti e Filippo Brunelleschi. E la sua famosa Piazza d’Italia  si svuota delle grandi folle inneggianti al leader per diventare un grande vuoto. Ovviamemte De Luca se ne impippa della metafisica, essendo un politico con i piedi ben saldi nel mantenimento del potere. E certo non potrà mai ammettere che tutti igli “eroici sacrifici” che ha fatto con la sua famiglia, sono andati ad arricchire i costruttori del palazzo di lusso che si affaccia sulla piazza sul mare più grande d’Italia, con appartamentini venduti al prezzo di Place Vendome. Ma questo trionfo barocco non appartiene alla modernità ma al passato e, non essendoci più imperatori o mecenati del Rinascimento, finisce con l’esaltare semplicemente una misera speculazione edilizia.  Un po’ come quei notabili di paese che si mettono leoncini  di pietra all’ingresso della villetta abusiva e così gli pare d’essere a Versailles. 

Redazione

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